EMMEAGI
Marco Gavezzotti (emmeagi) é un grande amico e socio onorario di Fuoridiciao ,proprietario di diversi Ciao che rimette a posto con VERA passione e cede a chi li sa amare(foto qui), come lui ama le due ruote e la libertà ad esse connessa.Motociclista di lunga data e grandissima esperienza ,sempre disponibile e gentile con chi ha voglia di parlare e discutere educatamente delle due ruote.Grazie Marco,siamo onorati di averti fra le nostre pagine!!!
una delle sue imprese:
1990.....ELEFANTREFFEN COL GULP!!!!
"...Ai tempi di questa impresa militavo tra le fila del gloriosissimo Motoclub
Milano del quale ero soddisfatissimo membro della sezione Turistica.
In quegli anni le moto grosse non mi mancavano ed ai miei fedelissimi amici
anche.
Erano i tempi dei viaggi Europei ( Spagna, Irlanda, Scozia, Polonia,
Germania, Austria, Capo Nord, Islanda ecc. ecc.)
Una bella sera d'autunno, al Motoclub, intorno ad un tavolo con davanti
delle ghiacciatissime Coca Cola (il massimo dell'alcol consentito per dei
motociclisti veri) eravamo i soliti amici affiatatissimi.
Si alzo' Valerio ed esclamo'; " Ragazzi, all'elefantentreffen si deve andare
in motorino, mica con le nostre moto che sono capaci tutti!!"
Avevamo gia' partecipato ad un paio d'edizioni in sella alle nostre fidate
motociclette e conoscevamo bene le difficolta' che avremmo dovuto
superare...
Guardammo Valerio con aria sognante e qualcuno (non ricordo chi) disse: "Se
ci andremo tutti va bene!!"
Ai tempi d'oro del Motoclub Milano, nella sezione Turistica, se qualcuno si
alzava e proponeva qualcosa, quel qualcosa lo si faceva.
Bei tempi!!
Poi ci fu da risolvere il problema acquisto motorini (che nessuno possedeva)
come attrezzarli, che itinerario seguire e tante altre cose.
Una volta deciso di partecipare al raduno abbiamo cominciato a cercare i mezzi idonei.
Secondamano era solo cartaceo ed era la fonte migliore di ricerca dopo il solito passaparola tra amici.
Valerio, che fu colui che ci spinse all'intraprendere l'avventura, presto desistette a causa di problemi familiari.
Rimanemmo io, Walter, Angelo e Ferruccio.
Il piu' fortunato a reperire il mezzo fui io.
Al motoclub c'erano un paio di fratelli che una sera mi dissero: "Abbiamo un Garelli 3 marce vecchio ma funzionante. Se ti dovesse interessare per 100.000 Lire te lo puoi portare a casa."
Non ci pensai su un secondo e l'andai a ritirare.
Funzionante lo era perche' tornai a casa in sella.
Peccato che le luci non si accendevano (particolare secondario), la forcella era inesistente e non perdeva olio perche' non ne conteneva piu', e gli ammortizzatori posteriori avevano assunto la forma di un paio di banane Ciquita.
Walter trovo' un robustissimo Califfo di un imprecisato grigio, Angelo un tubone rosso fiammante e Ferruccio, "poverino", acquisto' un Pegeout Metropolis nuovo di fabbrica perche' disse che non aveva tempo per sistemare un vecchio cadavere.
.....Finalmente in possesso dei mezzi dovevamo decidere come attrezzarli per l'impresa

Naturalmente il punto di ritrovo per tutti fu la discoteca.
(Si, avete letto bene, la discoteca.)
Apro una parentesi per spiegare la storia della discoteca.
Nei primi anni '80, sotto casa mia, si libero' un magazzino-deposito ben arieggiato, con riscaldamento autonomo e bagno annesso.
Distava circa due metri e mezzo da quella che allora era la mia camera da letto di giovanotto che ancora viveva coi genitori.
Per accedervi si doveva passare per uno stretto corridoio.
Troppo stretto per un auto, ma piu' che sufficiente anche per una grossa Gold Wing!!
Probabilmente questo fu il motivo per cui si riusci' ad acquistarlo per una cifra ragionevole.
Lo fornii di banco da lavoro professionale, ponte sollevatore, atrezzi vari, compressore, mola a muro, trapano a colonna ecc. ecc.
Durante i lavori di ripristino gli operai continuarono ad insinuare che li' non ci avrei fatto un'officina ma bensi' un luogo dove andare a ballare con amici ed amiche e per tutta la durata dei lavori continuarono a chiamare il posto discoteca.
E per tutti il suo nome e' rimasto discoteca.

Non c'e' stato un socio della "Turistica" del Motoclub Milano che non sia passato almeno una volta in discoteca per modifiche o manutenzioni varie!!
Fu li' che sostituii la forcella con quella di un Vip, montai un paio di ammortizzatori "seri", paragambe con foro modificato per raffreddare il cilindro, plexigas tagliato per poter permettere al conducente di guardarci sopra e non attraverso (grande idea che si rivelo' vincente durante un tratto percorso sotto un'abbondante nevicata col il dito indice che spazzava di continuo la visiera),muffole, baule Nonfango vinto ad un raduno, borse laterali (retaggio della mia vecchia Gilera Arcore del 1974) con atrezzi e ricambi da un lato e tanica miscela con pompa nautica dall'altro, corda di tapparella legata al telaio, borsa in plastica termosaldata ancorata al manubrio (tipo postino) e qualche altra cosa che non ricordo.
Fu li' che anche Walter, Angelo e Ferruccio tagliarono i loro plexigas ed installarono la gran parte degli acessori indispensabili per affrontare l'impresa.
Quando ci sentimmo pronti organizzammo una gita di prova per il collaudo finale.
La scelta ricadde sui colli di San Fermo in provincia di Bergamo. (Pendenze tra il 18% e 20%).
Il Garelli si arrampico' come una capra di montagna ed il Califfo ed il tubone con una cera fatica ma il Metropolis non ce la fece.
Meno male che non eravamo gia' sulle pendici del Maloja!
Ferruccio La mattina dopo si reco' dal suo meccanico di fiducia e fece installare una bella trasformazione completa della Polini con cilindrata di 70cc.
La musica cambio' e finalmente riusci' a stare al passo del mio Gulp norma codice.
Uscimmo per un altro paio di Domeniche sotto una pioggia torrenziale e con un freddo pungente.
I mezzi si comportarono benissimo ed il nostro equipaggiamento risulto' essere all'altezza della situazione.
Tutto era pronto ed una bella giornata di fine Gennaio accendemmo i motorini e ci dirigemmo con piglio deciso verso Sanct Motitz, prima tappa del nostro avventuroso viaggio.

Arrivammo sul lago di Lecco in un batter d'occhio.
Come sempre ero il primo della fila.
Dietro di me Walter, Angelo e per ultimo Ferruccio perche' pensavamo che fosse quello che stava guidando il mezzo piu' affidabile e quindi il piu' indicato a fare da "scopa".
Sul lungolago pensavo a quante volte l'avevo percorso, a velocita' sostenuta, con la mia fida R100RS, preoccupandomi di guardare solo l'asfalto e l'eventuale presenza di tutori dell'ordine.
Stavo scoprendo per la prima volta, bellissimo, il suo paesaggio incantato.
Il Gulp "filava" sicuro a 60 Kmh e mi permetteva di fare riflessioni che prima, impegnato nella guida veloce, non avevo mai fatto.
Eravamo un impiegato nell'azienda di famiglia ben avviata (io), un ragioniere rampante assunto presso uno studio di dottori commercialisti (Walter), un'affermato orologiaio con laboratorio proprio (Angelo) ed un titolare di un'agenzia immobiliare che portava il suo nome (Ferruccio).
Quattro persone accumunate dalla stessa passione : stringere tra le mani un manubrio e partire, godere dei paesaggi, delle situazioni tipiche dei viaggi avventurosi, del desiderio di condividere emozioni ed esperienze con gli amici di sempre.

Li guardavo, tutti e tre perfettamente allineati nel mio specchietto, li guardavo e sentivo che nulla ci avrebbe fermato.
E ridevo, colmo d'allegria per l'avventura appena iniziata.
Dopo varie soste "tecniche" (cappuccio, panini, cambio liquidi dei piloti ecc. ecc.) giungemmo alle pendici del famigerato passo Maloja.
La stada era perfettamente sgombra di neve ma tutto intorno ce n'era in abbondanza.
I mezzi affrontarono la salita con scioltezza e finalmente anche sul preoccupatissimo volto di Ferruccio vedemmo spuntare un sorriso.
"Ragazzi, ho speso ma ne valeva la pena!!" Esclamo' in cima al passo dove facemmo una sosta.
Ricordammo i momenti appena trascorsi nei quali i gendarmi svizzeri quasi non volevano farci transitare perche' i motorini non avevano le targhe e poi ci rimettemmo in viaggio alla volta di Sanct Moritz.
Vi giungemmo nel primo pomeriggio e trovammo tutte le strade innevate.
Transitando sulla provinciale che costeggia la citta' Walter decise, in un impeto irrefrenabile di gioia per essere giunti senza problemi nel luogo della prima tappa, di mettersi in piedi sul Califfo e di cominciare a saltare come un canguro.
Al terzo salto le pedane cedettero di schianto e per poco non fece un tremendo volo.
l'irrefrenabile gioia si tramuto' in preoccupazione.
In un area destinata a parcheggio sistemammo tutto il gruppo pedaliera al meglio con abbondante fil di ferro che, per fortuna, ci eravamo portati da casa.
Ferruccio rimase con Walter ed io ed Angelo andammo a cercare un'officina per poter effettuare la riparazione ed un albergo dove passare la notte.
La fortuna, si sa, aiuta gli audaci e trovammo un'officina di fronte ad un albergo.
Scaricammo completamente il Califfo e lo portammo dal fabbro.
Era oramai tardi.
Ci concesse di lasciarlo li' durante la notte e ci diede appuntamento per l'indomani alle 8.00.
La sera a cena non parlammo d'altro se non dei nostri poveri fondoschiena altamente doloranti e dell'inconveniente occorso al Califfo.
Ci addormentammo a fatica, stanchi ma certi che saremmo riusciti a proseguire tutti e quattro.

La mattina dopo facemmo colazione alle 7.00 in punto.
Alle 7.50 eravamo gia' di fronte all'ingresso dell'officina aspettando che aprisse.
Era una magnifica giornata di sole ma il termometro segnava 6 gradi sotto lo zero!
Puntualissimo come solo uno svizzero sa essere, alle 8.00 in punto il proprietario ci fece entrare.
"Dov'e' il Califfo?" esclamo' Walter preoccupato perche' non era dove lo aveva lasciato la sera prima.
"Calma, gli dissi io". "Siamo in Svizzera, mica a Milano."
Il Califfo era stato spostato in un angolo, gli avevano gia' tolto il quintale di filo di ferro col quale eravamo riusciti a riposizionare provvisoriamente la pedaliera ed era gia' stato accuratamente pulito dove il fabbro sarebbe intervenuto.
In nostra presenza fu fatta una saldatura professionale e ridipinta la parte con vernice nera antiruggine.
In men che non si dica il mezzo fu rimesso in condizione di viaggiare in tutta sicurezza.
Chi esegui' l'intervento ci chiese dove eravamo diretti.
Quando glielo dicemmo non rispose ma ci fece un gesto molto eloquente come a dire che che eravamo matti da legare.
Ci chiese pochissimo per la riparazione e divertito ci auguro' un "In bocca al lupo" in perfetto tedesco.
Caricammo i motorini e ripartimmo pieni d'entusiamo.
La prima difficolta' l'avevamo superata.
Pensai all'itinerario scelto da Angelo.
L'aveva studiato, anche se un po' piu' lungo del percorso piu' breve, in modo che costeggiasse la ferrovia.
Prima di partire avevamo deciso che se un mezzo ci avesse abbandonato lo avremmo condotto insieme al suo pilota sino alla piu' vicina stazione ferroviaria per permettere ad entrambi un rapido rientro.
Mentre viaggiavo pensavo a come avevo preparato con cura il mezzo, alla bella compagnia ed a come ero felice per essere riuscito a partire per quell'impresa.

Mille e mille pensieri mi affollarono la mente in quei giorni.
Uno di questi riguardo' il mio amico Ferruccio sul quale, prima della partenza, circolavano strane voci riguardo le sue preferenze extra-moto.
Le consideravo infondate e stupide e non riuscivo a capire come fossero cominciate a circolare e come mai l'interessato non si preoccupasse piu' di tanto di smentirle.
Da povero ingenuo quale sono non avevo capito che i miei tre amici stavano tramando nell'ombra per mettere a segno uno scherzo che aveva me come bersaglio.
Un paio di notti dopo l'inconveniente occorso al Califfo, divisi la stanza con Ferruccio.
Walter ed Angelo occuparono quella adiacente.
Mi coricai per primo in attesa che l'amico uscisse dal bagno per gli ultimi saluti prima di addormentarci.
Notando che l'attesa si stava prolungando un po' troppo esclamai a voce alta:" FERRUCCIO!! SEI PEGGIO DI UNA DONNA!!"
Non feci in tempo a terminare la frase che la porta del bagno si spalanco' e quello che vidi mi fece rabbrividire.
Ferruccio indossava un paio di calze autoreggenti, mutandine da donna e reggiseno sexi.
Mentre cercavo di capire cosa stesse succedendo si butto' sul letto dove c'ero io.
In quel mentre la porta, lasciata volutamente aperta dal mio compagno di stanza, si spalanco' ed entrarono Walter ed Angelo che ridendo come matti cominciarono a scattare foto assai compromettenti.
"Ragazzi, siete tutti matti!" Esclamai a voce alta.
"Marco, dovevi vedere la faccia che avevi" rispose Angelo.
"Avrei voluto vedere te al mio posto!!" ribadii io.
Passato lo spavento per lo scampato pericolo cominciai a ridere ed andai avanti a farlo per una buona mezz'ora.
"Alla faccia dei rudi motociclisti che vanno all'Elefantentreffen", dissi.
"Ma chi cavolo ha fornito il materiale per il travestimento di Ferruccio?" chiesi..
"Caro Marco, rispose Angelo, e' stata A....a l'unica del Motoclub che ha la stessa taglia di Ferruccio!"
"Siamo proprio un bel gruppo di matti", conclusi.
Cambiatosi Ferruccio ed usciti dalla stanza Walter ed Angelo mi addormentai ma non di sasso come al solito.
Con la coda dell'occhio continuai a curare Ferruccio che dormiva nel letto accanto al mio...

La mattina seguente proseguimmo secondo l'itinerario stabilito.
Come ogni giorno, anche se di notte la temperatura scendeva parecchio al di sotto dello zero, il mio fido Garelli partiva alla prima mezza pedalata e dopo pochi secondi stava al minimo.
Il Metropolis, nuovo nuovo, pure.
Il Califfo ed il Tubone, invece, facevano sempre sospirare i legittimi proprietari e spesso, per metterli in moto, dovevano essere spinti.
Ovviamente io e Ferruccio nulla facevamo per aiutare i nostri amici anzi, piu' faticavano a metterli in moto piu' venivano presi in giro (dal sottoscritto in primis).
Ancora non sapevo quello che da li' a pochi giorni mi sarebbe successo.
Al termine di una giornata patricolarmente fredda e trascorsa sotto la neve ci fermammo nell'albergo di turno per trascorrere la notte.
Avevamo parcheggiato i mezzi proprio di fronte all'ingresso.
Nonostante fosse buio si vedeva benissimo grazie alla luce proveniente dall'illuminazione stradale.
Trascorremmo una notte tranquilla ed alla solita ora uscimmo.
Pronti per partire, equipaggiati di tutto punto, avviammo i mezzi.
Il Gulp alla prima pedalata si mise in moto per poi fermarsi immediatamente con un "BUHOOOOO" molto, molto preoccupante.
Chi fino a quel momento aveva deriso, deriso fu!
Gli amici si tolsero i caschi e con aria sorniona stettero a guardare il sottoscritto che prima cerco' di avviare il motorino a spinta e poi, non riuscendoci, comincio' a tirar fuori i ferri....
La prima verifica l'effettuai sulla candela: BAGNATA FRADICIA!
"Che strano" dissi. "Non era mai successo". "La miscela e' sempre stata quella giusta ed il carburatore non mi ha mai dato problemi."
Sostituii la candela e riprovai.
NIENTE DI NIENTE. il Garelli non ne voleva sapere di partire.
Dopo averlo spinto inutilmente, con l'aiuto di Walter, sudato e stanco mi sedetti sul ciglio del marciapiede.
Angelo, impietosito, mi disse: "Riposati un attimo, do' io un'occhiata al carburatore."
Lo osservai lavorare mentre mi tergevo il sudore dalla fronte.
"Ecco perche' non e' partito!" disse. "Il getto e' quasi completamente svitato, guarda."
Mi avvicinai e vidi il getto nel palmo della mano di Angelo.
" E CHE CAVOLO! Il carburatore a Milano l'ha montato Paolo. L'unica cosa che non ho fatto io! Non e' possibile!"
Ero incavolato nero ma felice per aver trovato subito la causa del guasto.
Rimontato il getto e sostituita la candela con una nuova il motorino riparti' dopo avergli dato una mega-spinta..
Fece una fumata cosi' intensa che un austriaco affacciato ad una finestra esclamo':" ABEMUS PAPA!:"
Durante la tappa continuai a pensare a come il getto aveva potuto svitarsi in quel modo.
Lo scoprii una calda sera d'estate di cinque anni dopo al solito Motoclub Milano seduto al solito tavolo con davanti la solita Coca Cola ghiacciata.
Angelo confesso'.
Quella notte dormi' con Ferruccio.
A mezzanotte circa, cacciavite alla mano, scesero in strada ed asportarono il getto al Garelli.
Per poco non furono arrestati.
Una pattuglia li vide armeggiare attorno al mezzo e li blocco'.
Per fortuna riuscirono a farsi capire ma i gendarmi per sicurezza li condussero all'interno dell'albergo e chiamarono il guardiano notturno che confermo' che erano ospiti.
AVREBBERO DOVUTO CHIUDERLI IN UN BUCO NERO E BUTTARE VIA LA CHIAVE!!
Ragazzi, il Garelli, nonostante fosse senza getto parti' lo stesso sotto gli occhi allibiti dei miei tre amici!!!
Comunque una Giustizia Suprema esiste ed il giono dopo il vile sabotaggio Walter si trovo' nuovamente nei guai.

Partimmo con la classica giornata che coloro che decidono di partecipare al raduno piu' fuoriditesta di tutti sanno che prima o poi dovranno incontrare.
Faceva freddo, un gran freddo e nevicava.
"Finalmente! Questo e' il vero ELEFANTENTREFFEN!!" sentenzio' non ricordo chi.
Io tanto felice non ero perche', nonostante le centinaia di migliaia di chilometri percorsi in moto, il marciare sulla neve non mi era congeniale.
Facemmo parecchia strada coi piedi appoggiati quasi a terra e con i motorini che andavano dappertutto tranne dove volevamo noi.
Ferruccio stranamente era il primo della fila e noi, saggiamente distanziati l'uno dall'altro, dietro.
Un'auto freno' all'improvviso.
Appena Ferruccio, capito che il solo rallentare non sarebbe stato sufficiente a fermarsi a debita distanza dal veicolo antistante, tocco' i freni, si ritrovo' non a mangiar l'erba come si suole dire in gergo motociclistico, ma ad ingoiare un bel po' di neve fresca.
Per fortuna, cadendo, mezzo e pilota scivolarono a destra sul ciglio della strada.
Il tempo di fermarsi e vedemmo Ferruccio alzarsi e scoppiare in una fragorosa risata.
"Tutto bene, tutto bene!" Ci urlo' divertito.
Il Metropolis, impachettato prima della partenza come se dovesse essere spedito in Amazzonia tra mille traversie di viaggio, non subi' alcun danno.
Riprendemmo la marcia e dopo non molto il Calffo comincio' a perdere colpi.
Decidemmo di far passare in testa Walter.
Alla fine si fermo' definitivamente.
Poiche' era ora di pranzo, era stata sino a quel momento una marcia difficoltosa e tutti eravamo un po' stanchi e tesi, decidemmo per una sosta.
A stento arrivammo in uno dei tanti ristoranti a lato della strada.
Pensammo ad un guasto elettrico piu' che ad uno meccanico e speravamo che, fermandosi per un'ora ed asciugandosi parzialmente, il mezzo potesse ripartire.
All'uscita dal locale effettuammo i controlli di routine.
Parve subito chiaro che il Califfo, senza intervento da parte di esterni, non sarebbe ripartito.
Non scoccava la scintilla della candela!!
Deducemmo che si fossero in qualche modo bagnate o addiritura "salate" le puntine e quindi
decidemmo per il traino (ipotesi che prima di partire avevamo preso in considerazione).
Indovinate a chi tocco' trainare il Califfo con la sua bella corda di tapparella che aveva legato al tubo del telaio?
Ovviamente al sottoscritto.
Tra una scodata e l'altra giungemmo al primo paese.
Se il motorino non fosse stato riparato sarebbe stato rispedito in Italia col suo pilota tramite ferrovia.
Provate a cercare un meccanico di moto, in Austria, parlando solo ed esclusivamente il dialetto milanese.
"MEKANIK, MECCANICO, REPARATUR".
Ogni persona incontrata divento' la nostra vittima predestinata.
Finalmente un allegro giovanotto bianco e rosso capi' e ci indirizzo' nel posto giusto.
Giungemmo si da un meccanico, ma di motozappe ed attrezzature da giardinaggio.
"Walter, siamo arrivati nel posto giusto. Non hai sempre detto che il Califfo e' un trattore e niente lo puo' fermare?" Commentai girando il coltello nella piaga.
Ci accolse una persona squisita che che capi' immediatamente quale fosse il problema.
BOBINA KAPUT!! NO PROBLEM!
In quattro e quatrotto installo' una bobina nuova di zecca, destinata a non so quale veicolo, perfettamente stagna.
Ci fece capire, piu' a gesti che parlando la sua lingua, che avrebbe potuto lavorare anche sott'acqua.
Da quel momento il Califfo parti' alla prima scalciata anche la mattina e con temperature polari!
Oramai si era fatto tardi e quindi decidemmo di fermarci e trascorrere li' la notte.
Mancavano pochi chilometri alla meta e pensammo che ci saremmo arrivati tutti e quattro.

Arrivammo a destinazione con una temperatura assai piu' mite di quella incontrata durante il viaggio e poi..... DELUSIONE TOTALE!!! Neanche un po' di neve.
Il luogo del ritrovo, universalmente conosciuto come "La buca" era un unico immeso lago di fango.
Praticamente impossibile scendere coi motorini.
Facemmo un rapido giro a piedi e decidemmo di tornarci il giorno dopo.
L'indomani il sole splendeva alto ed i partecipanti al raduno non indossavano i classici indumenti da "freddo polare".
Notammo i soliti maialini posti a cuocere su improvvisati fuochi tipo cow boys, un serissimo tedesco che faceva evoluzioni nel fango con la sua fida Guzzi, un'altra Guzzi alla quale erano stati aggiunti, per l'occasione, un paio di sci (rivelatisi inutili) ed alcuni personaggi assai pittoreschi.




Avevamo lasciato i nostri mezzi all'ingresso, vicino alla biglietteria.
Quando andammo a prenderli per recarci a pranzo, venimmo avvicinati da un austriaco in sella ad una Super BMW dell'ultima generazione (nel '90).
Parlava un poco d'italiano e ci chiese se avessimo deciso di partecipare al raduno coi motorini per scelta o per necessita' pioche' non avevamo altro.
Ci guardammo in faccia stupiti.
Ferruccio gli disse che lui possedeva una BMW K100 LT, Walter una BMW K100 RT, Angelo una BMW K100 RS ed io una BMW R100 RS.
Gli spiego' che avevamo deciso di partecipare con quei piccoli mezzi solo ed esclusivamente per spirito d'avventura.
Non ci parve molto convinto della risposta.
Ci saluto' e si allontano' velocemente.
L'episodio ci forni' lo spunto per una riflessione.
Il tipo, dello spirito del raduno, non aveva capito niente.
Lo accumunammo a certe persone viste arrivare nei pressi del ritrovo con furgoni e carrelli dove erano caricate le motociclette con le quali, percorsi gli ultimi chilometri, giunsero a destinazione.
Noi ci divertimmo, ci mettemmo alla prova, superammo difficolta', ci sentimmo uniti e sopratutto CI DIVERTIMMO UN SACCO"!!
Il raduno fu solo un pretesto.
Fu importante tutto cio' che avvenne prima.
La soddisfazione di preparare i mezzi, di constatare l'efficienza di attrezzature ed accessori e l'incredibile gioia di percorrere chilometri e chilometri a diretto contatto con l'ambiente circostante, superando difficolta' in condizioni climatiche difficili.
Non so quanti partecipanti quell'anno la pensarono cosi'.
So solo che per noi fu un'eperienza unica ed incredibilmente positiva.
Come sempre ci trovammo bene insieme ed insieme restammo sino all'ultimo (per fortuna).
Dedicammo un altro giorno al raduno e poi, come da piano di battaglia sviluppato nei minimi particolari dall'orologiaio, ci dirigemmo verso la vicina citta' dove caricammo i nostri 4 "destrieri" sul treno per essere rimpatriati.
Quella notte, trascorsa senza i nostri ciclomotori fu molto, molto triste.
La mattina sucessiva perdemmo tempo in citta' in attesa di prendere il treno che ci riporto' a Milano.
A mezzanotte circa arrivammo in stazione dove ad attenderci, come se rientrassimo dal fronte, trovammo la moglie di Ferruccio e la fidanzata di Walter.
Ci abbracciammo tutti forte forte e ci separammo (non senza qualche lacrimuccia).
Ragazzi, stavolta il racconto e' proprio finito.
Vi saluto e vi auguro di poter ripetere la nostra esperienza.
Il vostro emmeagi

Vi saluto ma non alzo il braccio come si fa di solito tra motociclisti
perche', sul Ciao, le mani e' sempre meglio averle entrambe sul manubrio.
Marco Angelo Gavezzotti alias emmeagi